Nel nord della prefettura di Fukui, immerso in una valle fitta di cedri, Daihonzan Eiheiji è presente come monastero zen da quasi ottocento anni. Fondato nel 1244 dal maestro Zen Dogen, è uno dei due templi principali della scuola zen Soto e uno dei rari luoghi in Giappone dove la pratica monastica non è stata interrotta.
Eiheiji, nome che significa “tempio della pace eterna”, non è un luogo costruito per spiegare lo zen, ma per praticarlo. Ancora oggi ospita oltre cento monaci in formazione, che seguono una disciplina quotidiana basata sugli insegnamenti del fondatore. Qui la pratica di meditazione shikantaza non è una tecnica per raggiungere qualcosa di altro, ma la manifestazione stessa dell’illuminazione. Camminare, mangiare, pulire, sedersi in silenzio: ogni azione è parte della stessa pratica.
Il tempio Eiheiji, tra edifici di legno e corridoi silenziosi
Il complesso di Eiheiji si addentra nel bosco seguendo la pendenza naturale della montagna, distribuendosi su più livelli come se fosse cresciuto insieme agli alberi che lo circondano. I numerosi edifici sono collegati da lunghi corridoi coperti in legno, progettati per affrontare la pioggia e le abbondanti nevicate invernali che caratterizzano questa parte della prefettura di Fukui. Muoversi all’interno del tempio significa avanzare lentamente, protetti. Il paesaggio rimane sempre presente, filtrato da finestre, porte scorrevoli e aperture improvvise sul verde.
Il complesso è formato da settanta strutture di cui sette edifici principali, essenziali per l’addestramento ascetico. La loro organizzazione non è solo simbolica, ma riflette un principio fondamentale dello zen Soto: non esiste una separazione tra le attività. La meditazione, il lavoro in cucina, il riposo nei dormitori e la pulizia degli spazi condivisi hanno lo stesso valore e fanno parte della medesima pratica.
In questo equilibrio, i corridoi diventano spazi centrali. Non sono semplici collegamenti tra edifici, ma luoghi dove il tempo si misura nel ritmo dei passi. Il legno, liscio in alcuni punti e consumato in altri, conserva le tracce di chi lo ha attraversato per generazioni. I suoni cambiano sotto i piedi, amplificati o assorbiti, e nulla appare restaurato per sembrare nuovo. Tutto è mantenuto per continuare a essere usato, giorno dopo giorno.
Il Butsuden è il centro spirituale del tempio, sede delle cerimonie e dei momenti di raccoglimento. Poco distante si trova lo Hatto, la sala delle prediche, uno degli edifici più ampi del complesso, con un soffitto alto e uno spazio che rende ogni passo percepibile.
Nonostante i secoli trascorsi e le ricostruzioni dovute a incendi e disastri naturali, Eiheiji è arrivato fino a oggi con una sorprendente continuità di materiali, forme e funzioni. Camminando tra questi edifici, ciò che emerge non è l’idea di un luogo preservato, bensì quella di un luogo che continua a vivere.
La vita all’interno di Eiheiji: la pratica Shikantaza
Shikantaza è una forma più profonda e radicale di zazen e significa letteralmente “solo sedersi”. In questo caso, sedersi in meditazione non è un mezzo per raggiungere un obiettivo futuro, ma un atto completo in sé. Non c’è nulla da cercare perché tutto è già presente.
La giornata monastica inizia prima dell’alba, quando il complesso è ancora immerso nel buio e nel silenzio. Alla meditazione seduta seguono il lavoro manuale, lo studio dei testi, i pasti consumati secondo rituali precisi. Ogni gesto è ripetuto ogni giorno nello stesso ordine, non per rigidità, ma per eliminare ciò che è superfluo e lasciare spazio all’attenzione.
Camminando tra gli edifici, capita di incrociare i monaci. Non ovunque e non sempre, ma abbastanza da ricordare che Eiheiji non è uno spazio museale. I loro movimenti sono rapidi, essenziali, mai esitanti. Indossano abiti semplici e portano con sé oggetti legati alle attività quotidiane: scope, secchi, vassoi. Non cercano il contatto con i visitatori e sembrano quasi non notarli. La loro presenza non è una rappresentazione, ma la conferma che questo luogo esiste per essere vissuto, non osservato.
Visitare e assimilare Eiheiji
Eiheiji è aperto ai visitatori, con un costo di ingresso di circa ¥700. Alcuni programmi permettono di avvicinarsi alla pratica: sessioni di meditazione aperte al pubblico, attività di copia dei sutra e, in casi specifici, soggiorni di una notte all’interno del monastero. Esperienze brevi, ma sufficienti per sperimentare la disciplina che sostiene la vita del tempio.
Durante la visita, ciò che colpisce non è tanto il silenzio assoluto, quanto l’assenza di frastuono. Una quiete che non viene imposta, ma che nasce da secoli di routine interiorizzata. Il bosco, il muschio, l’umidità dell’aria contribuiscono a creare un ambiente che invita a rallentare, quasi senza accorgersene.
Ai visitatori è richiesto di seguire regole precise: abbigliamento modesto, silenzio nelle sale principali, rispetto dei percorsi, divieto di toccare strumenti rituali. Non sono formalità, ma indicazioni necessarie per preservare uno spazio in cui convivono chi pratica e chi osserva.
Fuori dal tempio: la soglia e i sapori di Eiheiji
Uscendo dal complesso, la foresta si apre sull’unica strada che conduce al tempio, ricostruita seguendo l’impianto del periodo Edo. Qui si trovano piccoli negozi, ryokan tradizionali e ristoranti semplici, legati alla cucina locale e alla tradizione monastica.
La specialità più conosciuta è la Eiheiji soba, una soba rustica, dal sapore diretto, priva di elaborazioni superflue. Accanto a questa, il goma dofu occupa un posto centrale: una preparazione a base di semi di sesamo, dalla consistenza compatta e vellutata, tipica della cucina monastica vegetariana, shojin ryori. Piatti pensati non per stupire, ma per sostenere la pratica senza distrazioni.
In questo contesto compare anche Eibo-kun, la mascotte ufficiale della città di Eiheiji: un piccolo monaco zen con un cappello a forma di cipolla, simbolo di uno dei prodotti agricoli locali. Una presenza leggera, quasi ironica, che crea un ponte tra la tradizione secolare del tempio e la comunità contemporanea che lo circonda.
Come raggiungere Eiheiji a Fukui
Eiheiji si trova a circa dieci chilometri a nord-est della città di Fukui, una distanza breve ma sufficiente a segnare una separazione netta dal contesto urbano. Fukui è collegata direttamente a Tokyo tramite lo Hokuriku Shinkansen, mentre da Osaka e Nagoya si raggiunge con treni limited express.
Dalla stazione di Fukui partono autobus diretti che conducono al tempio in circa trenta minuti, attraversando una valle che prepara gradualmente al ritmo più raccolto del tempio.
Daihonzan Eiheiji
PLACE OF WORSHIP- 5-15 Shihi, Eiheiji, Yoshida District, Fukui 910-1228, Japan
- ★★★★☆
Visitare Eiheiji significa entrare in uno spazio che non chiede di essere interpretato, ma abitato per il tempo della visita. Qui non ho trovato risposte definitive, né rivelazioni improvvise, ma un esempio concreto di come la disciplina possa essere semplice quanto camminare su un corridoio di legno o condividere un pasto preparato con attenzione. È un’esperienza che invita a riconsiderare il modo in cui ti muovi, ti fermi e osservi. E forse è proprio questa, nella sua ordinarietà, la lezione più duratura.
No Comments yet!