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Passeggiare tra le pagine: la Tokyo delle scrittrici contemporanee

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Dopo gli scrittori del periodo Meiji e la letteratura di inizio Novecento, passiamo a un nuovo capitolo dei nostri itinerari letterari a Tokyo, concentrandoci questa volta sulle autrici contemporanee. Se Yoshimoto Banana (1964-) è sicuramente tra quelle che più esplicitamente hanno collegato alcune delle proprie storie a luoghi specifici della capitale giapponese, anche altre hanno raccontato scorci della città, come Miri Yu (1968-) o Yuzuki Asako (1981-). Vediamo allora quali luoghi possiamo visitare a Tokyo seguendo le tracce dei loro romanzi.

Moshi Moshi, Shimokitazawa!

Passeggiare per Tokyo attraverso i romanzi di Yoshimoto Banana significa entrare in una città intima, quotidiana, fatta di quartieri vissuti, strade tranquille e locali dove rifugiarsi quando la vita diventa difficile. A differenza della metropoli frenetica spesso raccontata da altri autori, la Tokyo di Yoshimoto è morbida, accogliente, quasi terapeutica: uno spazio in cui i personaggi elaborano le proprie solitudini e trovano il desiderio di ricominciare. I luoghi stessi della città nei romanzi della Yoshimoto non sono semplici sfondi, ma spazi vivi che riflettono stati d’animo.

L’autrice si è soprattutto dedicata a raccontare Shimokitazawa, quartiere alternativo nel municipio di Setagaya, nella zona sud-ovest della capitale. Una volta villaggio rurale, Shimokitazawa iniziò a svilupparsi dopo il grande terremoto del 1923, quando molti sfollati si trasferirono qui da altre parti di Tokyo. Nel 1927 venne inaugurata la linea Odakyu e da quel momento l’area iniziò a trasformarsi in un distretto urbano fatto di stradine, ristorantini, caffè, negozi indipendenti e soprattutto dell’usato, retaggio del mercato nero che si era sviluppato nel quartiere durante e subito dopo la guerra.

Nel romanzo Moshi moshi (il cui titolo originale giapponese è proprio Moshi moshi Shimokitazawa) Shimokitazawa è un quartiere che vive a un ritmo lento. Ci si muove a piedi, il traffico è quasi inesistente e le stradine e gli esercizi commerciali invitano a curiosare e perdersi più che a camminare verso una meta precisa. La Yoshimoto ci ha vissuto per anni e il romanzo Moshi Moshi è la sua dichiarazione d’amore a “Shimokita”, come viene affettuosamente chiamata dai residenti. Nella storia, la protagonista Yoshie lascia la sua elegante casa nel quartiere di Meguro per trasferirsi a Shimokitazawa con sua madre, alla ricerca di un nuovo inizio. Qui, le due donne imparano a costruire una nuova quotidianità dopo un lutto traumatico. 

Molti sono i luoghi specifici citati, permettendo al lettore di camminare esattamente lungo le orme di Yoshie e sua madre: c’è Chazawa-dori, la strada che connette Shimokitazawa a Sangenjaya, dove si trovano locali accoglienti, negozi di ogni tipo e dove un tempo c’era anche il ristorante Les Liens, il bistrot francese dove Yoshie trova lavoro, ma che purtroppo ha chiuso i battenti nel 2008. Resta però in attività il negozio di caffè Maldive, il cui aroma di chicchi tostati si respira già lungo la strada e dove le due donne comprano il caffè; la lucertola gigante appesa al soffitto del pub con la musica a tutto volume, dove Yoshie si rifugia spesso, è un chiaro riferimento al pub Mother’s RUIN. La madre di Yoshie, invece, ama mangiare la pizza al Rokusan (ora chiuso) e, quando vuole concedersi un piccolo lusso, cucina kaiseki da Asuka.

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  • mother\'s RUIN


    BAR
  • Japan, 〒155-0031 Tokyo, Setagaya City, Kitazawa, 2 Chome−2−7 B1
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  • Asuka Shimokitazawa


    RESTAURANT
  • Japan, 〒155-0031 Tokyo, Setagaya City, Kitazawa, 2 Chome−20−2 第8マツヤビル 1F
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Attraverso Moshi Moshi, la Yoshimoto ci mostra Tokyo non come una metropoli distante e inaccessibile, ma come un paesaggio dell’anima in cui le strade e i caffè diventano compagni di viaggio per i personaggi. Perché allora non provare a perdersi nel flusso rallentato del quartiere, concedendosi una pausa in uno dei locali citati nel romanzo?

Ueno oltre i sakura

Un’altra scrittrice che ha legato strettamente il suo nome a un quartiere specifico di Tokyo in uno dei suoi romanzi è Miri Yu, autrice di Tokyo. Stazione Ueno. Qui viene raccontata la storia di Kazu, nato lo stesso giorno dell’imperatore, la cui vita prende però una piega totalmente differente. Siamo a ridosso delle Olimpiadi del 1963 e Kazu si trasferisce a Tokyo dal piccolo villaggio di Soma, nel Tohoku, per trovare lavoro e mantenere la famiglia, scoprendo però sulla sua pelle quanto la vita nella metropoli possa essere dura. Il parco di Ueno, con i senzatetto e gli emarginati che lo abitano, diventa il teatro di questa storia, in cui l’autrice cerca di dare voce a chi non ce l’ha. Miri, scrittrice zainichi, ossia di origine coreana ma nata e cresciuta in Giappone, conosce bene gli aspetti più duri del Giappone, avendo provato razzismo e discriminazione sulla propria pelle, e si concentra nel dare voce agli invisibili della società, come Kazu.

Il parco di Ueno è una tra le più famose mete turistiche di Tokyo, per via dei molti e bellissimi templi, dei musei e dello zoo. Inoltre, è uno dei luoghi preferiti da giapponesi e turisti per ammirare la fioritura dei ciliegi. Ma dietro questa apparenza idilliaca, il parco offre anche rifugio ai molti senzatetto che vivono a Tokyo, e che la società finge di non vedere. Attraversare il parco con questa consapevolezza aiuta il visitatore a comprendere meglio le varie facce della società giapponese, fin troppo spesso ridotta a immagini da cartolina. 

  • Ueno Park


    PARK
  • Uenokoen, Taito City, Tokyo 110-0007, Japan
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Miri accompagna il lettore nel parco, offrendo informazioni molto dettagliate sulla sua storia meno nota. Ad esempio, ci fa scoprire che questo luogo così familiare è stato anche teatro di uno degli scontri più drammatici della fine dello shogunato, trasformando la geografia urbana in una mappa della memoria.

A pochi passi dalla celebre statua di Saigo Takamori, figura simbolo del passaggio dal Giappone feudale all’era moderna, si trova infatti un monumento dedicato ai soldati della Shogitai. Questo gruppo di fedelissimi dello shogunato Tokugawa nacque quasi per caso, con neanche venti uomini alla prima riunione, per poi crescere in pochi mesi fino a contare oltre duemila membri. Erano giovani samurai decisi a difendere l’ordine antico in un momento in cui il potere imperiale stava riconquistando il controllo del Paese.

Utagawa Yoshimori, Battaglia di Ueno. Immagine: Wikimedia Commons

Camminando per meno di cinque minuti si raggiunge il tempio Kiyomizu Kannon, un luogo tranquillo che oggi invita alla contemplazione. Eppure, come ricorda apertamente Yu Miri nel suo romanzo, proprio qui arrivarono i colpi di cannone sparati dalle truppe del clan Nabeshima, schierate con l’esercito imperiale durante la Battaglia di Ueno, contro la Shogitai. I proiettili furono lanciati da quello che oggi è il campus di Hongo dell’Università di Tokyo, sorvolarono lo stagno di Shinobazu e colpirono il tempio Kiyomizu Kannon, dove la Shogitai era accampata; per questo motivo oggi al tempio sono esposti due proiettili e una stampa che raffigura la battaglia. In realtà, però, nessuno dei colpi esplose. La stampa esposta al tempio, invece, mostra la collina di Ueno circondata dalle fiamme della battaglia, ma anche questa rappresentazione, come ci spiega Miri, non è totalmente realistica. Le truppe imperiali, infatti, portarono dei barili di petrolio per appiccare incendi, con l’obiettivo di radere al suolo la collina di Ueno. Le informazioni che l’autrice distribuisce nel testo ci permettono di leggere aspetti poco noti della storia.

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Foto: Wikimedia Commons

Lo stesso vale per la descrizione di Suribachiyama, un tumulo funerario eretto circa millecinquecento anni fa che di solito, al turista poco informato, appare come niente più di una scalinata nel parco. Al suo interno sono stati rinvenuti manufatti in ceramica dell’epoca Yayoi (dal 400-300 a.C. al 250-300 d.C.), così come frammenti di haniwa, figure rituali in terracotta. Il nome Suribachi (letteralmente “mortaio”) deriva dalla forma del tumulo, che ricorda un mortaio rovesciato. La scrittrice utilizza questi dettagli storici per ancorare le emozioni dei suoi personaggi a luoghi reali, che il lettore può ancora attraversare. Ueno non è solo uno snodo ferroviario o un parco per picnic primaverili sotto i ciliegi in fiore, ma si trasforma in uno scenario di vite vissute, simbolo di un Giappone in perenne cambiamento.

La Tokyo noir di Yuzuki Asako

Il giallo è senza dubbio un genere che, all’interno della letteratura giapponese, ha guadagnato sempre più consensi tra il pubblico e con il quale si sono cimentate molte scrittrici di grande talento. Se Natsuo Kirino (1951-) è forse il nome più noto, per le nostre passeggiate letterarie abbiamo invece scelto di seguire le orme di Yuzuki Asako, autrice diventata nota internazionalmente grazie al romanzo Butter. Rika è una giovane giornalista che lavora in una rivista maschile, dove è l’unica donna e viene spesso relegata a ruoli marginali. Per affermarsi si dedica completamente al lavoro, trascurando sé stessa e nutrendosi quasi solo di ramen istantaneo. Da tempo desidera però intervistare Kajii Manako, una celebre cuoca gourmet accusata di aver ucciso uomini d’affari dopo aver cucinato per loro, ma la donna rifiuta ogni contatto dal carcere. Rika riesce ad avvicinarla chiedendole la ricetta del suo stufato di manzo, dando inizio a una serie di incontri in prigione. Questi colloqui si trasformano presto in vere e proprie lezioni di cucina, durante le quali Rika riscopre il piacere del cibo e una nuova consapevolezza del proprio corpo, facendo nascere tra le due donne un legame ambiguo.

Molte delle scene sono ambientate nel raffinato quartiere di Kagurazaka, noto per il suo flavour francese e per il fascino nostalgico. Scendete alla stazione di Iidabashi e fermatevi a prendere un caffè sulla bella terrazza esterna del Canal Cafè, da cui osservare ciò che resta del fossato esterno dell’antica Edo. Prendete poi la strada in salita, e curiosate tra i negozi di kimono e ceramiche che accompagnano la passeggiata fino al tempio Bishamonten Zenkokuji, dopodiché ritagliatevi un momento per andare a mangiare “il garlic butter rice migliore del mondo”. Yuzuki non cita apertamente il nome del ristorante dove viene servita questa pietanza, ma dissemina alcuni dettagli sul percorso fatto dalla protagonista per raggiungerlo: lasciando la strada principale, Rika si inoltra nelle viette secondarie dove, vicino a un torii rosso, si trova un ristorante di teppanyaki. Da questi dettagli possiamo ipotizzare che il ristorante fosse Teppanyaki Nakamura (recentemente chiuso e trasferito in un altro quartiere), sul cui menù compariva proprio il famoso garlic butter rice.

  • Canal Cafe


    CAFE
  • 1 Chome-9 Kagurazaka, Shinjuku City, Tokyo 162-0825, Japan
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Foto: Wikimedia Commons

La storia ci conduce poi alla scoperta di un luogo raramente incluso negli itinerari turistici: il carcere di Tokyo, nel quartiere di Kosuge (1-35-2 Kosuge). La sagoma imponente e inquietante dell’edificio modernista è visibile già dal treno, subito dopo aver attraversato il ponte sull’Arakawa. Pur non essendo una meta propriamente turistica, rappresenta una tappa insolita per chi ha già visitato Tokyo più volte e desidera esplorarne i lati meno conosciuti. Dell’intero complesso è interessante soprattutto la parte più vecchia, caratterizzata da una pianta a forma di uccello. Ogni anno questa sezione viene aperta al pubblico in occasione di una fiera piuttosto singolare: oltre a visitare parte dell’edificio, è possibile acquistare prodotti realizzati dai detenuti, salire su veicoli della polizia e persino assaggiare un “bento carcerario” che riproduce il pasto quotidiano dei prigionieri. Di certo un must per gli amanti del dark tourism!

  • Tokyo Detention House


    POINT OF INTEREST
  • 1 Chome-35-1 Kosuge, Katsushika City, Tokyo 124-8565, Japan
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Seguire le tracce delle scrittrici contemporanee nelle strade di Tokyo significa scoprire una città sfaccettata e lontana dagli stereotipi. Dai vicoli accoglienti di Shimokitazawa raccontati da Yoshimoto Banana, dove la quotidianità diventa spazio di cura e rinascita, ai sentieri del parco di Ueno attraversati da Miri Yu, carichi di memoria storica e di vite invisibili, fino agli angoli eleganti e inquietanti descritti da Yuzuki Asako, la capitale si rivela come un organismo vivo, attraversato da emozioni, conflitti e trasformazioni. Lasciatevi guidare non solo dalle mappe turistiche ma anche dalle storie che abitano i luoghi. Perché Tokyo, nelle parole di queste autrici, non è solo uno sfondo, ma una protagonista silenziosa che accompagna, consola e a volte fa riflettere chi la percorre.

Foto della copertina: Gianpiero Mendini

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Marta Fanasca

Ricercatrice e autrice specializzata in studi sul Giappone contemporaneo, con un focus su genere, sessualità e sottoculture. Appassionata di anime, manga, viaggi e fotografia urbana, ama esplorare le città da prospettive inedite, cogliendone gli angoli nascosti attraverso l’obiettivo e raccontando le trasformazioni della società giapponese con uno sguardo sensibile e curioso.

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